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USCIRE
DALL'ERA DEI FOSSILI PER
COMBATTERE IL CAMBIAMENTO DEL
CLIMA
Combattere
il cambiamento climatico richiede una grande cooperazione
internazionale e la disponibilità dei paesi industrializzati, che
oggi consumano petrolio, gas e carbone in misura spropositata
rispetto al resto del mondo, ad avviare il cambiamento. In
particolare l'Europa potrebbe assumere la guida di un processo di
innovazione tecnologica e di modernizzazione dei sistemi che
permetta la trasformazione ed eviti il collasso dell'economia.
Purtroppo l'Unione Europea non è
ancora in grado di raggiungere nemmeno gli obiettivi a breve termine
che essa stessa ha stabilito aderendo al protocollo di Kyoto, e che
sono del tutto inadeguati a contrastare i cambiamenti climatici.
Per questo il Tirannosauro del
carbonio sta girando l'Europa e oggi è qui a ricordare che occorre
agire subito per uscire dall'era dei fossili. Gli Amici della Terra
chiedono all'Unione Europea, ai Governi degli Stati membri e al
Governo Italiano di:
1. Ridurre
l'uso di energia primaria dell'1% annuo.
In Europa consumiamo troppa energia e
i consumi crescono. Inoltre, l'ingresso dei nuovi paesi membri
dell'UE aggraverà il problema se si pensa che la loro domanda
energetica è cresciuta di circa il 10% tra il 1999 e il 2000. Il
primo passo è dunque ridurre la domanda di energia.
2. Adottare
stretti limiti per le emissioni industriali.
I settori dell'energia e
dell'industria sono responsabili di circa la metà delle emissioni di
CO2, in Europa. L'UE ha stabilito che siano posti tetti
massimi di emissione per le imprese. Se esse non saranno i grado di
rispettarli, dovranno acquistare permessi di emissione da imprese
capaci di rimanere al di sotto i limiti stabiliti. Se i tetti
saranno adeguatamente severi e il costo dei permessi aggiuntivi
abbastanza alto, ne deriverà una forte spinta all'efficienza e
all'innovazione tecnologica, modernizzando il settore.
3. Eliminare i
finanziamenti ai combustibili fossili.
I sussidi diretti e indiretti al
settore dei combustibili fossili ammontano a circa dieci miliardi di
Euro ogni anno. Questo perpetua la dipendenza da petrolio, carbone e
gas e incoraggia ulteriori investimenti nel settore. Anche le
istituzioni finanziarie internazionali, tra cui la Banca Europea per
gli investimenti, finanziano con danaro pubblico progetti di
estrazione di combustibili fossili nei paesi in via di sviluppo,
spesso con impatti ambientali e sociali disastrosi.
4. Aumentare il
ricorso alle fonti rinnovabili fino al 25%.
Per combattere il
cambiamento climatico le fonti rinnovabili d'energia sono la
risposta più appropriata. Sole, vento dove opportuno, biomassa e
idrogeno solare devono essere incoraggiati, a partire dalla ricerca,
necessaria per aumentarne l'affidabilità. Molti Paesi europei hanno
adottato politiche per incentivare queste fonti, ma occorre e si può
fare molto di più, stabilendo una percentuale europea del 25%.
5. Ridurre la
domanda di trasporto.
Il settore dei trasporti è
responsabile di circa il 30% delle emissioni di gas serra in Europa
e la tendenza è in crescita. Al momento la questione non è stata
seriamente affrontata a livello UE, mentre occorrono politiche per
diminuire drasticamente i consumi dei veicoli, aumentare gli
investimenti nei trasporti pubblici e minimizzare la domanda tramite
una adeguata pianificazione urbana.
6. Far pagare
alle automobili il costo del loro inquinamento e stabilire standard
minimi di efficienza per tutti i veicoli.
L'Unione
europea dovrebbe applicare ai trasporti il principio che chi inquina
paga, sì da assicurare che i danni ambientali prodotti dai veicoli
siano riflessi dai costi, cominciando col tassare le automobili in
base al loro consumo di combustibile. Questo spingerebbe alla
produzione di auto sempre più efficienti.
7. Aumentare
l'efficienza energetica degli elettrodomestici.
Gli
elettrodomestici e le apparecchiature elettriche di uso comune
possono essere resi molto più efficienti. Secondo una statistica
dell'Agenzia internazionale dell'Energia le perdite dovute alla fase
di stand by, rappresentano, nei Paesi OCSE, uno spreco di
energia elettrica pari al 13%. Rendendo obbligatori standard minimi
d'efficienza si incoraggerebbe la sostituzione delle apparecchiature
antiquate.
8. Introdurre
un'etichetta sull'efficienza energetica per gli edifici e ridurre la
domanda di condizionamento.
Il settore civile
rappresenta il 40% dell'energia primaria consumata in Europa. Molta
di questa energia serve a riscaldare e rinfrescare gli spazi in cui
lavoriamo e viviamo. Misure per incentivare un miglior isolamento e
un miglior uso di fattori naturali come il sole e l'ombra possono
ridurre drasticamente la domanda di energia di questo settore.
9. Integrare le
politiche agricole con le politiche del clima.
Il settore agricolo è responsabile di
almeno il 10% delle emissioni di gas serra, non solo per l'uso di
combustibili ma anche per la produzione di fertilizzanti e
pesticidi. Tali fattori non sono mai stati affrontati nell'ambito
delle politiche agricole. Infine, nella pianificazione del
territorio, dovrebbero essere prese in considerazione le funzioni di
assorbimento del carbonio offerte da foreste e coltivazioni.
10.
Sensibilizzare l'opinione pubblica sul cambiamento climatico.
Se i governi intendono introdurre
efficaci misure per combattere il cambiamento climatico debbono
anche trovare un modo di convincere i cittadini a eliminare gli
sprechi. I consumatori hanno un ruolo essenziale per ridurre i
consumi di energia e dovrebbero essere informati sul rischio dei
cambiamenti climatici e su ciò che deve essere fatto per attenuarli.
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gennaio 2005
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